CANNABINOIDI: biologia e clinica
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ID Prodotto
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3301674644661
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ID Lotto
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167 (Visualizza solo i prodotti di questo lotto)
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Costo Prodotto
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€ 18,08
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Costo Spedizione
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€ 10,00
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Spedito Da
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Italia
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Spedito A
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Mondo
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Non dichiarato
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Modello Prodotto
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Prodotto in promozione
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No
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Inizio Promozione
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Informazioni Promozione
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Prezzo Promozione
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Disponibilità Stock
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Richiedere Preventivo
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Qta Disponibile in Stock
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Data Inserimento Prodotto
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2007-10-11 17:14:06
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Descrizione:
Autore:Janiri L. Bricolo F. Conte G.L. Editore:SEU Anno:1998 ISBN:Dati Tecnici: Pag. 180
Prezzo : € 18.08Disponibile :  
Descrizione:
La pubblicazione di questo volume nella collana di Neuroscienze nasce dall’esigenza di disporre di un testo in grado di trattare in maniera organica i diversi aspetti sperimentali e clinici relativi all’uso dei derivati della canapa indiana. L’interesse suscitato dalla GIORNATA DI STUDIO SUI CANNABINOIDI, tenutasi a Roma il 28-2-1997 presso l’Aula Congressi del CNR con il patrocinio della Società Italiana di Psichiatria, della Lega Italiana di Igiene Mentale, di COOPERATE (Ente di gestione delle Comunità Terapeutiche “Fratello Sole”) e dell’AITAED (Associazione Italiana per la lotta contro le Tossicodipendenze, l’Alcolismo, l’Emarginazione e il Disadattamento), ha suggerito l’idea di raccogliere in un volume i contributi che i vari studiosi e ricercatori hanno portato in quella sede. Bisogna premettere che l’occasione per la quale tale convegno fu organizzato era stata fornita dal momento di dibattito, allora particolarmente vivace, sulla legalizzazione delle droghe leggere e l’ambizione degli organizzatori era di poter ritagliare un adeguato spazio, in questo dibattito, per le voci dei cosiddetti “tecnici” (termine che nell’ambito politico ha assunto connotati vagamente dispregiativi), di coloro, cioè, che pongono il proprio punto di vista nell’area dell’osservazione empirica e che appartengono alla comunità scientifica. Senza alcuna pretesa di un’utopistica obiettività , i “tecnici” rivendicano il diritto di presentare, anche a un pubblico non specialistico, i risultati delle loro indagini e di aspettarsi un’ampia diffusione dell’informazione su un argomento oggi come ieri così scottante e complesso. Poichè il dibattito politico nell’attualità si protrae, si arricchisce e si inasprisce, non sembra peregrina l’idea di volerlo alimentare con dati scientifici aggiornati. Ai contributi dei relatori si sono aggiunti alcuni lavori su invito, al fine di rendere più completo il quadro dell’opera o di introdurre in esso elementi innovativi e acquisizioni di rilievo. Ciò ne integra, a mio parere, il carattere di organicità . L’organizzazione del testo prevede che i contributi siano disposti secondo un percorso progressivo che va dagli studi sui meccanismi biologici e farmacologici dei cannabinoidi (parte prima) a quelli sulle complicanze psichiatriche e sugli aspetti comportamentali dell’abuso (parte seconda), fino ai lavori sugli effetti e sulle complicanze del consumo di cannabis in altri campi della Medicina e su alcuni problemi medico-legali (parte terza). In quest’ultima parte una lettura del fenomeno dell’abuso ci viene offerta in chiave di politica sanitaria internazionale. Credo sia doveroso, a questo punto, presentare brevemente curatori, autori e piano analitico dell’opera. Ad essa si sono dedicati soprattutto i colleghi del Servizio Farmacodipendenze del Policlinico Gemelli, il cui direttore è il Prof. Sergio De Risio, autore della stimolante postfazione e infaticabile ispiratore di innumerevoli iniziative in campo psichiatrico e culturale, tra cui la Giornata di Studio dello scorso anno. Luigi Janiri e Gianluigi Conte, responsabili delle aree cliniche del Servizio, sono gli attenti e competenti curatori del volume, coadiuvati dal giovane Francesco Bricolo, che ha svolto un ruolo fondamentale nella paziente raccolta dei manoscritti e, ancor prima, nella trascrizione degli interventi registrati al convegno. I curatori mi segnalano inoltre il nome di Fausta Calvosa, specializzanda presso la nostra Scuola, che ha collaborato con entusiasmo alla realizzazione editoriale. Dopo un’introduzione storica e letteraria di Janiri e Calvosa, gli aspetti farmacotossicologici del consumo di cannabinoidi vengono trattati da tre prestigiosi nomi di fama internazionale: il gruppo del Prof. Gessa è da tempo impegnato nella ricerca sui meccanismi biologici di gratificazione delle sostanze d’abuso e su questo fronte ha ottenuto importanti riconoscimenti; il Prof. Pepeu, attuale Presidente della Società Italiana di Farmacologia, è autore di fondamentali studi sulle basi neurochimiche dei processi cognitivi (in particolare sui meccanismi colinergici); il Prof. Mannaioni, attuale Presidente della Società Italiana di Tossicologia, è noto come farmacologo clinico esperto di farmacotossicodipendenze e come autore del primo manuale (per medici) su questa materia. Penso che il lettore non possa non restare affascinato dai rapidi progressi che si stanno realizzando nella conoscenza di argomenti quali: i recettori per i cannabinoidi e i loro possibili ligandi endogeni, l’attività di queste sostanze a livello dei sistemi reward, le modalità con cui producono danni alla memoria e al funzionamento cognitivo, il quadro di specifica tossicità d’organo e di apparato che essi sono in grado di determinare. D’altra parte l’esperienza clinica in Psichiatria conferma i dati preclinici: dopo una rassegna esauriente, a cura di Pozzi e coautori, degli effetti psicotropi della cannabis e dei disturbi mentali da essa inducibili, due gruppi di ricercatori e psichiatri romani, il primo dell’Università di Tor Vergata, il secondo dell’Università La Sapienza, presentano risultati particolarmente interessanti circa il rapporto tra psicopatologia e abuso di cannabinoidi. Pasini e coll. si stanno da tempo occupando di rilievi epidemiologici in tale campo, colmando un vuoto nel panorama scientifico nazionale, mentre Bersani e coll. hanno acquisito un’importante documentazione sui complessi e inquietanti rapporti tra cannabinoidi e schizofrenia. Chiude la seconda parte una raccolta di casi clinici, esposti dai curatori del volume, raccolta che ha il merito un po’ provocatorio di mettere in crisi alcune idee preconcette che sono andate consolidandosi intorno alla dipendenza da cannabis. I contributi della terza parte provengono per la maggior parte da gruppi di ricerca e autori “di casa”, operanti cioè all’interno della nostra Università Cattolica. Apre la serie una ricca rassegna, comprensiva dei vari aspetti clinici dell’uso di cannabinoidi, a cura di Taranto e coll. (Servizio Farmacodipendenze), che ha il pregio di restituirci una visione unitaria e riassuntiva delle conseguenze mediche di esso. Il lavoro dei pediatri (Fundarò e coll.) mi pare oltremodo significativo per il dato epidemiologico sensazionale sul reperimento di sostanze cannabinoidi nei liquidi biologici di neonati sottoposti a screening sistematico. Anche il lavoro degli otorinolaringoiatri (Almadori e coll.), originale e inedito, punta su effetti tossici dei derivati della canapa indiana meno frequenti nelle segnalazioni in letteratura, probabilmente a causa di una difficoltà nella rilevazione e valutazione dell’associazione tra fattori di rischio di cancerogenesi e fumo di tali derivati. Un problema particolare e molto attuale (basti pensare alle cosiddette stragi del sabato sera) viene affrontato dal Prof. Chiarotti dell’Istituto di Medicina Legale, che nel suo scritto si occupa degli effetti dell’abuso dei cannabinoidi sulla guida di veicoli e quindi del rapporto tra questo tipo di abuso e l’infortunistica stradale. Chiude la terza parte il contributo del Prof. Marullo, dell’UNICRI (Istituto Internazionale dell’ONU per la ricerca sulla criminalità e sulla giustizia), in cui si traccia una breve storia delle convenzioni internazionali in materia di disciplina della produzione di stupefacenti e di controllo del mercato e del traffico di sostanze illegali (ivi compresi i derivati della canapa indiana), con un riferimento al doppio registro della prevenzione e della repressione. Concludono il volume le stimolanti riflessioni del sociologo Prof. Saccà , Rettore dell’Istituto “Nuova Accademia”, esposte anche in sede di convegno, in seno al quale suscitarono un vivace e ampio dibattito sulla legalizzazione delle droghe leggere, e le note finali del Prof. De Risio, che si è voluto ritagliare appositamente questo spazio per regalarci una postfazione sull’intero argomento dell’opera. Perchè una postfazione? Per un invito a meditare sui contenuti, certamente; ma anche per offrire lo spunto per una sintesi critica dei medesimi e per l’elaborazione individuale di un messaggio, così trasgredendo (un po’ di trasgressione non guasta parlando di droghe!) alla consegna, che gli autori si sono voluti dare, di attenersi strettamente al piano della scientificità e dell’obiettività (se mai possibile!). Ma penso che un terzo scopo della postfazione sia da ricercarsi nell’intenzione di introdurre un’ulteriore angolatura da cui guardare il fenomeno dell’uso di cannabis: quella della dinamica della mente. E’infatti abbastanza singolare che si parli di complicanze psicopatologiche e neuropsicologiche, di effetti psichici e comportamentali, ma non si tenti sufficientemente di correlare questi dati con i significati prevalentemente inconsci che l’uso delle droghe e la dipendenza che ne deriva assumono e connotano nella dimensione storica, emotiva ed esperienziale personale. Spero pertanto che la lettura del volume curato da Janiri, Bricolo e Conte possa essere realmente d’aiuto non solo ai cultori della materia e agli esperti del settore (studenti, medici, operatori dei SerT e dei centri terapeutico-riabilitativi per le farmacotossicodipendenze), ma anche a quanti vogliano formarsi un’opinione, diciamolo pure, spassionata, informata e ragionata su un argomento che resta sempre al centro di polemiche, nei mass-media e tra la gente comune, spesso furibonde e irrazionali. Alla fine un messaggio mi sento di condividerlo: che si esprimano le proprie convinzioni sulla base di una corretta e approfondita informazione, altrimenti sarebbe meglio tacere!
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